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Lunedì 27 Maggio alle 20:50

721

La domestica cingolata

La cookie law non esiste. I digital death knoks dei giornalisti. Home Assistant vuole diventare grande. Ghost va verso il fediverso. Queste e molte altre le notizie tech commentate nella puntata di questa settimana.

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Digitalia #721 - La domestica cingolata

Digitalia #721 - La domestica cingolata

Settimana del ventidue aprile duemila ventiquattro, la carica degli app store alternativi, il futuro delle lingue straniere, Home Assistant vuole diventare grande, ma anche gaming, robot, cookies, questa e molte altre escalette per un'ora e mezza dedicata alla notizia, quella digitale all'italiana. Dall'emistudio Ligure 1 di Sanremo qui è Franco Solerio. Dallo studio di Milano Michele Di Maio. E dallo studio dei Castelli Romani Giulio Cupini. Buongiorno a tutti, bentornati cari digitaliani all'ascolto di Digitalia, buonasera e bentornate anche ai miei colleghi, ciao Michele, ciao Giulio. Ciao Franco, ciao Giulio, ben trovato. I miei amici dalla sorgente giusta. Comunque non va bene per titolo dell'appuntato. No, non vale, non vale. E vi perdete delle cose, se non ci ascoltate almeno ogni tanto in diretta il lunedì sera, vi perdete dei momenti di hilarità esaltante. Incredibile. Lo capite che se già non state nella pelle quando ascoltate Digitalia registrata, immaginatevi la spontaneità, la freschezza. Come l'acqua di cui parlavamo, come dalla sorgente giusta. La famosa sorgente giusta. Oggi cominciamo con un follow up, un F. . come lo chiamano altri colleghi, perché semplicemente per dirvi ci ha chiesto qualcuno di linkare, si vede che ci eravamo dimenticati. Avevamo parlato di telecamere nascoste, robe del genere, avevamo parlato di un esperimento che avevano fatto quelli di, non mi ricordo di che emittente, di The Verge, di CNBC. Ci hanno chiesto link e l'ho recuperato, l'ho ritrovato e ve le metto nelle note della puntata di questa settimana. Interessante, curioso, dateci un'occhiata e capirete bene che la prima volta che capitate in un Airbnb o una roba del genere vi saranno un mucchio di dubbi e di paturni e di preoccupazioni. A meno che non siate nati esibizionisti, allora non ve ne frega niente, anzi potreste essere contenti. E ci sono anche quelli che, per carità, perché no. E invece cominciando con le notizie serie, anzi vere e proprie, perché è serio anche finire in un Airbnb e venire registrato e spiato a nostra insaputa. Non più serie, ma della settimana più attuali, aprirei con il capitolo sorveglianza negli Stati Uniti. Se seguite un po' di quelle gentaglie molto attenti all'argomento privacy, libertà civili e robe del genere, da Snowden in poi, se li seguite su Twitter o su altri social, nelle ultime settimane avete sicuramente subito un diluvio di messaggi di allarme e di chiamate alle armi, almeno per i loro conterranei, per cercare di bloccare una serie di iniziative alla Camera, al Congresso degli Stati Uniti che sono in fase di approvazione di un qualche cosa di abbastanza importante. L'hai messa tu la notizia, vai avanti tu. L'ho messa io la notizia, parliamo di quella FISA Court che abbiamo imparato a conoscere e ad amare since il 2010 più o meno, dai leak di Snowden e di Greenwald, anche se poi in realtà è un tribunale segreto che esiste negli Stati Uniti, credo dalla fine degli anni '70, e si occupa appunto di autorizzare, credo faccia riferimento alla CIA, tra le varie cose che fa è quella di autorizzare lo spionaggio e soprattutto la sorveglianza tecnicamente dei cittadini non americani, tecnicamente soltanto per scopi di terrorismo comunque relativi alla sicurezza nazionale, ma che poi praticamente abbiamo visto essere usato più o meno per pesca strascica e non dei tonni. FISA vuol dire Foreign Intelligence Surveillance Act. Niente, qual è la notizia recente che appunto la Corte esiste da un bel po' di decenni, è diventata importante adesso che è molto più facile intercettare visto che tutte le comunicazioni passano per gli Stati Uniti, tutte quelle dell'internet almeno, e niente, è successo che brevemente è passata per il Senato una parte, doveva essere, era tipo il milleproroghe, una roba del genere, dovevano prorogare, non mi ricordo quale pezzo, dei poteri della FISA Court e niente, c'è stato, non so se chiamarlo ostruzionismo, comunque sono stati presentati un bel po' di emendamenti alla legge che non ha superato il limite, ha superato il limite massimo prima di essere, di finire da Biden per la firma e la ratifica finale. Quindi in realtà, niente che probabilmente non cambierà, in realtà poi niente nei successivi passaggi, però ecco si è visto passare. È passata veramente di poco. Minuti, minuti. Ed è, mentre la legge come dicevi tu è sempre esistita negli anni, ha assunto sempre maggiori proporzioni e ha eroso sempre di più diritti. Oggi FISA è un corpus di leggi segrete, perché dice che i regolamenti di questa Corte, c'è una Corte segreta, FISA, con dei membri che non si sa chi sono, che hanno potere assoluto, non possono, le loro decisioni non possono essere portate in appello, robe del genere e le loro decisioni e gli eventuali regolamenti che pubblicano sono anch'essi segreti e nessuno li può sapere. Per cui immaginatevi, siete in un paese dove dovete seguire le leggi ma non potete sapere le leggi che dovete seguire. Come si chiamava, Comma 21, Comma 24, quel libro famosissimo degli anni '70, è passata la storia ed è sulle robe assurde che succedono soprattutto negli eserciti e inizia con la frase Comma 22. Ecco, Comma 22. Chi è pazzo può essere esentato dalle missioni suicide in aereo, ma solo chi è pazzo può chiedere di fare tutto così ad assurdi. Poi soprattutto c'è stato un passaggio che mi piaceva sottolineare che si parlava che se questa legge, la 702, non fosse stata rinnovata si faceva questo atto di disarmo unilaterale nei confronti del partito comunista cinese Per mettere ansia, metterci sempre dei comunisti e cinesi e plus plus. Però a due ore dalla scadenza si sono presi cinque minuti per congratulare questa Susan Collins per la novemillesima volta che ha fatto un voto. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, la nostra senior più appropriata ha dimostrato attraverso la sua dedizione, fai i tuoi lavori, fatti vedere mentre voti, tutto in tempo, per cinque minuti. La cosa che fa più rabbrividire, che fa più preoccupare i commentatori che seguiamo abitualmente Snowden in testa è il fatto che questa legge fondamentalmente autorizza lo spionaggio su teoricamente cittadini stranieri, ma anche americani, senza alcuna richiesta, senza nessuna necessità di mandato da parte del giudice. Che è una roba gravissima che noi, ad esempio in Italia, che siamo molto più democratici, riserviamo solo a cose drammaticamente pericolose come la pirateria delle partite di carcere. Sento del sarcasmo nelle tue parole. No, ma quando? Ah ok, apposta. Ma come, ma come? Visto che siamo. Vabbè che ne sai, magari c'è un giudice segreto che comunque queste richieste le fa. Assolutamente sì, assolutamente sì. Sempre nel capitolo privacy, sicurezza e robe del genere, mi hanno inviato questo articolo, questo commentario che è in pratica una risposta alla eterna polemica della Kukilow. La Kukilow è uno dei cavalli di battaglia per gli americani per dire come l'Europa rovina tutto. Se siete obbligati a cliccare i banner su tutti i siti è colpa degli europei, è colpa della Kukilow. Adesso vogliono fare la stessa cosa con il Digital Service Act, il Digital Market Act, l'Europa è il male assoluto. Ora, io non sono esperto di legge, ne abbiamo all'ascolto e quindi magari ci daranno anche la loro idea leggendo, mettiamo il link, leggeranno e ci diranno. Ma è interessante quello che leggo, che fondamentalmente non esiste una Kukilow. Quella che è considerata la Kukilow non nomina praticamente mai i Kuki e la responsabilità dei Kuki non è della legge ma delle aziende che hanno deciso, la maggior parte, non tutte, di utilizzare questi banner terrificanti più per vantaggio loro e per screditare la legge nei confronti dei loro utenti piuttosto che per effettivo obbligo. Ci avete dato un'occhiata, vi siete dato un'idea? Sì, sì, sì, beh allora devo dire che sono molto d'accordo con la presa in posizione dell'articolo anche perché ne abbiamo parlato tante volte, questo atteggiamento americano di fastidio per qualsiasi cosa che venga normata non da loro è una roba che trovo veramente ridicola e quindi sono molto d'accordo con il punto dell'articolo. Dall'altra parte è vero che non si cita esplicitamente la parte dei Kuki, è anche vero che nei passaggi della legge che vengono citati, che vengono in qualche modo evidenziati, si fa riferimento al fatto che i Kuki di prima parte, quindi in qualche modo quelli che sono erogati per fornire il servizio, per storare una sessione, vanno bene e non andrebbero in realtà segnalati. È vero quindi che non ci sarebbe necessità di fare un Kuki banner per i Kuki di prima parte ma diciamo che si rende implicita che la Kuki lo per Kuki di terza parte. Sì però anche lì dice l'articolo, io faccio l'avvocato del diavolo, poi magari dico una serie di stupidaggini, però dice che fondamentalmente la legge dice se utilizzi questo tipo di tecniche o altre per registrare informazioni sulla sessione dell'utente, sulle caratteristiche dell'utente eccetera, devi essere sicuro di avere il consenso esplicito. Potresti darlo a livello di browser sicuramente. Esatto, visto che i browser implementano oggi tutti il ladder DNT "do not track", potresti semplicemente andare a leggere quello lì, se il browser è segnalato "do not track" tu non puoi fare niente, non puoi registrare niente, se invece il DNT è off puoi fare quello che vuoi, quello lì è un consenso esplicito. Perché non fanno questo? È il solito dark pattern, perché se segui questo la percentuale di adesione o di, come dire, di arrendevolezza è di un certo tipo. Se invece tu presenti un banner dove l'opzione è "uno, accetta di darmi tutti i cookie e leggi subito l'articolo" o l'opzione è "due, mostrami più opzioni" e c'è una pagina con 200 spunte diverse che devi togliere tutte uno a uno, è ovvio che la maggior parte degli utenti dice "non perdo tre quarti d'ora per leggere un articolo di un minuto e mezzo, ti do il coso e spero che tanto lo fanno tutti, per cui ti do il permesso eccetera". È il classico dark pattern a cui ci hanno abituato tanto. I numeri che ho in mano io su questo sono che comunque il 30-35% mediamente delle persone lo rifiuta il cookie banner, quindi non è proprio così scontato che tutti lo accettino. Bisogna vedere su che tipo di siti, perché ci sono dei siti dove rifiutarlo è semplice e automatico, ci sono dei siti molto corretti che ti dicono "dami tutti i cookie, dammi il permesso solo per i cookie tecnici, rifiuta tutti i cookie". Quello lì invece è noioso, c'è il banner ma con un click me la levo e le tre opzioni mi danno allo stesso tempo. Ci sono quelli che dicono "mi dai il permesso di tutti i cookie" oppure secondo tasto vai in uno scantinato, cerca la seconda porta, la lampadina è fulminata, dentro un gabinetto con scritto "fuori servizio" lo apri, c'è un cartello con scritto "attenti al leopardo" a quel punto trovi il tasto per disabilitare i cookie. Quello lì è classico. Vabbè insomma aspettiamo Fabrizio e Compagnia Bella che lavorano, ce ne abbiamo che lavorano in ambito GDPR, privacy e robe del genere che magari ci dicono che sono tutte berinate e abbiamo sbagliato tutto e l'articolo è cavolata oppure che c'è qualcosa di vero e qualcosa no. Digital Death Knocks, cosa sono Michele questi Digital Death Knocks? Sono quella pratica che in Italia conosciamo molto molto bene ma che in realtà è abbastanza diffusa un po' in tutto il mondo però siccome a noi le cose piace farle particolarmente bene, da noi è particolarmente diffusa, ossia quella pratica che i giornalisti hanno di andare, dopo che succede un fatto grave, un omicidio o qualcosa del genere, di andare a prendere sui social le foto delle persone, solitamente le vittime, qualche volta i carnefici, qualche volta, peggio ancora, le foto delle vittime con i carnefici e di spiattellarle in prima pagina. E gli stessi profili, era una cara ragazza, aveva avuto due figli, amava fare le vacanze a salò sul Garda con la famiglia. Esatto, perché? Per quel desiderio morboso di interessare il lettore e acchiappare i click. Adesso, l'articolo che viene dal sito che si chiama The Conversation, parla in particolare, se non sbaglio, di un caso in Australia, però mi viene da dire che la legislazione penso che sia più o meno uguale ovunque. Ossia che ovviamente i giornalisti hanno il diritto di recuperare tramite le fonti, che può essere internet stesso, del materiale che sia compatibile con quello che stanno scrivendo. C'è un problema ovviamente, che se la legge te lo permette, c'è un problema morale di fondo molto importante. Non solo la legge, teoricamente queste informazioni sono pescate dai profili e teoricamente sono pubbliche, no? Perché se ci arriva il giornalista che magari su Facebook non ha l'amicizia di quella persona o dal profilo Instagram che è tutto pubblico per default, a meno che non venga chiuso, dice alla fine dei conti sono notizie pubbliche perché il giornalista non può accedere. E qui c'è di nuovo l'attrito tra digitale e mondo reale. Che cosa vuol dire pubblico? Che cosa vuol dire privato? Perché anche qui c'è un contesto che deve essere ben definito. Abitualmente pubblico vuol dire che io do il permesso esplicitamente a Meta di pubblicarlo e di farlo vedere a chiunque il mio post. Ma quello che mi aspetto nel momento in cui lo faccio, se sono una persona normale e ho mille friend, mille follower su Instagram, ho una cerchia perché alla fine dei conti non faccio il presentatore televisivo sul primo canale italiano-australiano, ma faccio la commessa alla standa. E quindi il mio consenso ha un implicito "sì voglio farlo vedere" a quelli che possono essere interessati. Nel momento in cui io muoio per un fatto di cronaca nera, o magari vengo coinvolto in una polemica, in uno scandalo di rilevanza nazionale, di colpo a essere interessati alla mia persona non sono più i mille amici della cassiera della standa, ma sono 60 milioni di italiani. A quel punto vale lo stesso consenso perché io quando l'ho dato era implicito, io sentivo di darlo perché mi sentivo che andava bene che vedessero le mie foto con le figlie in vacanze in montagna alle mille persone che potevano essere interessate, non a 60 milioni di italiani. Infatti non la metterei sul tema legale, adesso io non so la legislazione italiana. Nel momento in cui tu posti una foto su Facebook, i diritti li dai al diavolo, sia a Zuckerberg. Esatto. Poi, ripeto, la legge australiana dice che se è nell'interesse pubblico un giornalista, fondamentalmente se ne può fregare che tu hai dato i diritti a Facebook oppure l'hai messo sul tuo blog e quindi la foto è sul tuo blog. La mia riflessione è a molte, la mia riflessione è morale, come dici tu, non legale, morale e ulteriormente dovrebbe essere di responsabilizzazione, responsabilizzazione dell'utente. Guarda che tu pensi nel momento in cui dai il permesso a Zuckerberg di farlo vedere a Mari e Monti, tu pensi che questa cosa la vedranno bene o male solo le persone che conosci, le persone che sono interessate a te oggi possono essere molto diverse da quelle interessate a te tra tre giorni o tra un anno perché possono succedere delle cose nella vita. E non è detto che ti andrà bene che le stesse foto le vedano tutti i lettori del Corriere della Sera, per esempio, ma potrebbe succedere, potrebbe succedere perché tu domani vinci la Lotteria Italia, ti casca un vaso di gerani sulla testa quando passi sotto casa del Presidente della Repubblica, robe del genere, tu diventi un caso di interesse nazionale e di colpo la faccia delle tue bambine in montagna non la vedono mille persone ma la vedono 60 milioni di persone. Ecco, questa è una riflessione a cui io chiamerei ancora prima che i legislatori, ancora prima che farno una questione legale, le persone. Sì, io credo ci sia anche un riflesso di un atteggiamento pre-digital a fronte di uno scandalo, di un umicidio, di una situazione ferata, la massa di paparazzi che ti si mette davanti casa e ti rende la vita un inferno e prende momenti privati, foto dalle finestre, eccetera. In quel caso è un riflesso perché non vai a toccare magari la potenziale vittima però è figlia più o meno della stessa atteggiamento. Succede a posteriori, oggi siamo pre-paparazzati. Se ti rubbo un momento di vita, qualunque sia il momento di questa vita, l'atteggiamento è quello. Quindi a livello morale, moralità e queste cose purtroppo non vanno molto d'accordo. Andrebbe normato in qualche modo. Certamente. Purtroppo dovrebbero essere poi i giornalisti stessi ad avere un qualche tipo di codice di condotta che probabilmente… Fammici provare o fammi fare l'avvocato. Oggi, nel 2024, ok. Va bene, prossimo discorso. C'ho provato. Ma tu sei quello che ce l'ha col titolista del Corriere della Sera tutti i giorni, Michele. Infatti ho parlato malissimo all'inizio, ho detto subito che poi in Italia siamo molto bravi a fare queste cose. Apple è andata a piangere dalla mamma perché dice che gli è stato ordinato dal governo cinese di togliere Whatsapp e qualcos'altro dall'App Store cinese. Whatsapp, Trez, Signal, anche Telegram. Sì, diciamo che c'è una situazione abbastanza chiara da parte della Cina in termini di protezionismo del proprio mercato digitale e quindi un ulteriore passaggio è stato questo di richiesta ad Apple di rimuovere dalla propria piattaforma Whatsapp e Trez per non renderli disponibili in Cina. Anche prima erano fortemente limitati e filtrati, quindi in realtà già il traffico di Whatsapp non era accessibile bloccato dal firewall cinese. Ma si poteva in qualche modo provare ad utilizzare il servizio usando una VPN, banalmente anche per gli stranieri, per tutto il mondo che frequenta la Cina e che era interessato ad usare l'App. Adesso non è più possibile e questa è un po' una risposta a quello che sta succedendo su TikTok negli Stati Uniti. E riflette, qua quando ho letto l'articolo voglio solo citarlo perché può essere un argomento molto più ampio, ma è una sorta di gingillibro che voglio introdurre per allargare un po' le prospettive, che leggere questo momento a livello commerciale mi ha fatto venire in mente, ho finito in questi giorni un libro che si chiama "Le vene aperte dell'America Latina", un libro che ha fatto un po' la storia del racconto dell'imperialismo americano nel Sud America e a un certo punto racconta tra i grandi mercati Stati Uniti e Cina e parla delle distorsioni del libero mercato. E la distorsione che lui racconta mi ha fatto venire in mente esattamente questa situazione perché dice che quando il libero mercato viene imposto, penso all'Europa in questo momento tra questi due, da grandi monopolisti che invece mettono dei dazi fortissimi all'utilizzo dei servizi nei propri mercati, come sta facendo gli Stati Uniti, come sta facendo la Cina, chi subisce quel libero mercato in realtà poi si trova costretto semplicemente a essere in qualche modo debitore dei servizi prodotti da altri perché non si trova con nessun'arma in mano. Digitalmente sta avvenendo la stessa cosa, noi ci troviamo in mezzo a questa guerra, ognuno fa delle fasce di protezionismo, l'Europa sarebbe impensabile che possa bloccare, per favorire il mercato interno, i servizi interni, questa tipologia di opportunità e quindi ci troviamo ad assistere a qualcosa dove siamo fuori. Avessimo messo i dazi su Google avremmo ancora volumi, altro che ragazzi. Bei tempi quelli, scherzi, ci mancherebbe, parole sacrossanti. Sono venute fuori un po' di notizie su TikTok a proposito questa settimana, questi dipendenti di TikTok che sono venuti fuori oggi, dopo mesi e mesi di polemiche eccetera, a dire che effettivamente per quello che hanno toccato con mano loro quando erano dipendenti di TikTok non è vero che il ramo occidentale di TikTok è gestito da una compagnia indipendente, ma che la compagnia indipendente è semplicemente un governo ombra, ma che alle spalle c'è, anzi è un governo di facciate, e alle spalle c'è un governo ombra, che è sempre la ByteDance cinese, che risponde al partito comunista cinese. Sono scioccato. Incredibile. Sì, si parla proprio di, sull'articolo di Fortune, si parla proprio di riporti, come dire, quasi diretti, tra alcune persone che lavorano in ruoli chiave della parte europea e della parte americana, che comunque avevano dei rapporti diretti, quasi come dire, come se il capo era quello di ByteDance, non era tanto il loro riporto formale, poi in patria, in casa loro. C'è, sì, anche lì, c'è No Shit Sherlock, vabbè, il tema è che comunque il prodotto di TikTok è comunque oggi un prodotto sviluppato in Cina, quindi dalla casamadre cinese. I training di prodotto si vanno a fare in Cina, le persone che lavorano in TikTok in giro per il mondo vanno in Cina a fare i training. Poi l'articolo di Fortune non parla del pezzo successivo, ossia quanto poi ByteDance sia collegata al partito comunista cinese, però è quella la casamadre. Ma io non ho visto ricerche particolari su TikTok dal punto di vista della stampa europea o comunque occidentale sulle fonti dove girano i soldi, i conti, di solito questi scrutini vengono fatti e sono sempre molto interessanti, però mi dà un'idea del modo in cui si potrebbe investigare anche questa questione, adesso magari ve lo metto poi nelle note dell'episodio uscito qualche settimana fa sul Financial Times un approfondimento video, un'inchiesta di una mezz'oretta che invece studia questo stesso flusso per questa stessa dinamica per Temu, l'e-commerce cinese. E su questa dinamica hanno costruito una serie di scatole, considerando che è società quotata, investite miliardi e miliardi di dollari in giro per il mondo, molto simile a quella che si sta raccontando su TikTok, che si vede che poi in realtà l'ufficio occidentale è una stanzetta a Londra dove ci sta Gregor che non sa neanche dove si trova. Salutiamo Zio Greg! L'ufficio di Meta in Irlanda o quello di Apple, Rotterdam, non è che siano tanti diversi. Fanno biscottini. Beh oddio, lì hanno un po' più di una stanzetta, però dal punto di vista qui è tutto quello che è al di fuori di copertino. Adesso non mi ricordo Meta dove sta, in Silicon Valley, però è commerciale. Mello Park. Mello Park è tutto, è commerciale. Qui non si fa sviluppo di prodotto, si vende il prodotto che viene sviluppato all'estero. Oh yes. E poi c'è Meta, come si chiama, c'è TikTok Mini, come si chiama, TikTok Lite. TikTok Lite. Io non sapevo neanche questa cosa, TikTok Lite. Ho letto in zona Cesarini quest'articolo, l'UE, l'Unione Europea contro TikTok, procedimento formale contro la versione Lite dell'app, è tossica e crea dipendenza nei bambini. Ma perché, perché nessuno pensa ai bambini? Franco però devi guardarla quella puntata dei Simpsons, non possiamo. La guarderò, io la guarderò, lo prometto, la guarderò. C'è qualche modo di guardarla. Su Disney+ In maniera illegale, ecco sì, volentieri. Stavi dicendo, scusa? In maniera illegale, perché legale non funziona. Ah ok, c'è sempre come era la sorgente giusta. Disney+ è stato il mio primo disabbonamento, l'ho cancellato. È stato il primo servizio streaming che ho deciso di cancellare dalla mia vita. No, io, io, no vabbè, tecnicamente mi chiamo Amazon Prime e sono fresco di, anch'io, di l'installazione di Disney+ che passa da tipo 70 euro all'anno a 120. Io fossi Bob Iger mi preoccuperei. Ah infatti i conti. Esatto, qui c'è una buona percentuale di digitalia che si è disiscritta nello stesso momento Disney+, è un segnale veramente pericoloso, veramente pericoloso. Giulio cosa aspetti? No, infatti io non sono proprio iscritto, non mi sono mai iscritto. Continua ad arrivarmi, l'avete vista la pick of the week che vi ho messo? Sì, infatti mi domandavo. Non volevo commentarla perché l'ho guardata da più punti di vista, però volevo. Quel colore lì non vi dice niente, quel colore di quel pezzetto lì? Non lo so. Qual è il gadget sulla bocca di tutti che è di quel colore lì? Ok, il Rabbit. Il Rabbit, bravissimo, il Rabbit R1. Se seguite, se come me avete fatto l'acquisto impulsivo durante una puntata di digitalia per colpa di Facconi e di Maio che mi hanno gasato, e avete deciso probabilmente di seguire l'account di Twitter di Rabbit R1 per avere notizie e capire se i soldi che avete mandato se sono finiti in dev void oppure se arriverà qualche cosa, postano continuamente foto del processo produttivo, sono foto bellissime, molto molto belle, dove peraltro questo colore, questa mancione particolare di questo dispositivo risalta sempre molto, però sono belle perché vedete dietro le quinte che normalmente non vediamo, delle macchine, dei robot che assemblano questi dispositivi elettronici, le PCB e tutto quanto. Allora io però ho una domanda, perché sicuramente per ignoranza, ma perché non un guanto? Eh non lo so, comunque descrivi la foto, descrivi la foto ai nostri ascoltatori. No perché io in realtà mi sono concentrato sulla copertura delle dita, infatti non ero concentrato sul device, perché questa foto rappresenta due mani che tengono questo piccolo oggetto appunto del colore del Rabbit R1 e alcune dita delle mani, ogni dito singolarmente ricoperto diciamo da un similpreservativo possiamo dirlo. Un guanto senza la parte centrale. Un dito di guanto, ma sembra più un preservativo giallo che un dito di guanto. Infatti ho detto che cosa saprà che io non so su questi, infatti mi sono interrogato molto su questo tema. E soprattutto perché sta maneggiando quel pezzo di plastica. Ho detto ma che giochi erotici farà Franco? Però non ho colto la risposta. No no no, questi non sono giochi erotici, è proprio il tipo di foto e di curiosità che solleva su questi precisi progetti, perché questa operaia deve tenere sulle prime tre dita di ogni mano delle coperture tipo guanti sembra una roba di vinile e invece il palmo delle mani e le ultime due dita sono nudi eccetera, può darsi che faccia qualche operazione per cui ha bisogno di alcune dita col massimo di sensibilità e altre dita protette. Oppure, ma non lo so, non saprei, se tiene tutta la mano coperta tutto il giorno probabilmente le viene la dermatite terrificante e quindi scopre solo le dita che è strettamente necessario tenere sterile e isolate. Non ne ho la più pallida idea, se qualcuno all'ascolto lo sa proviamo a mettere magari la foto anche come copertina del capitolo così lo vedete nella vostra app di podcast se supporta i capitoli e magari ci fate sapere se seguite quell'account non è l'unica foto di questo genere, sono foto molto molto curiose. Anche quelle dei preservativi infatti, per i preservativi per dita non è l'unico perché poi vedo che anche la foto dopo sta maneggiando una pcb e anche lì lo sta facendo soltanto con questi copri dita e non lo so, anzi vedi anche un po' tutto effettivamente. Non lo so, magari se si deve grattare il naso usa le dita nude in modo che le dita che toccano la pcb e i componenti elettronici rimangono isolate. Vabbè Franco, quando ti arriva, se ti arriva ricordati di prendere i preservativi. Comunque se io becco un medico con i preservativi per le dita non è che mi dito tanto. Te lo dico. Un urologo. Certo. Prego, prego, 10. 0 è il suo turno. Soprattutto se puoi estraere anche lì un cubotto di plastica. Ringraziamo Sandy che ci dice "Gingiliamoci, è una recensione questa con 5 stelline. L'ho confesso, mi avete fatto perdere il vero significato di gingillo, lo associo solo ai vostri finali". Fantastico, cosa c'è? Marchio registrato. Cosa c'è di meglio che entrare nella vita di tutte le persone? Meglio che un preservativo per le dita. Entrare dentro le persone. Dentro la vita delle persone. La vita intesa come pezzo del corpo. Esci da questo corpo Michele Di Maio, esci da questo corpo. Neruda Di Maio. La piccola piattaforma per la smart home, per la domotica che potrebbe… Vuole diventare grande. Certo, certo. Vuole diventare grande e vuole poi andare a riempire i vuoti. Mi fanno notare dalla regia, dal nostro back channel, quello più privato, che Rabbit è anche il nome di un sex toy da donna molto famoso. Non parlavamo di quello, in realtà noi parliamo di roba molto più da geek che di sex toy. Non se ne intendono per nulla. Cos'è sta roba della piccola piattaforma per l'automazione di casa, per la domotica che vuole diventare grande? Home assistant. Ne abbiamo parlato tante volte nel corso degli anni. Onestamente adesso è qualche mese che non ce l'ho più nel mio serverino, dato che la cosa della smart home mi ha un po' passata come interesse. Alla fine tenevo un'automazione per spegnere le prese della televisione dopo una certa ora. Ti serve a poco. Serviva abbastanza a poco, quindi dopo l'ultimo format del server non l'ho mai più ripristinata. Niente. Home assistant è in continua, ha una release al mese e adesso quello che è un po' successo è che si sta formando dal punto di vista strutturale e aziendale. Nel senso che è stata formata una società non a scopo di lucro, che si chiama Open Home Foundation. Una fondazione vera e propria. Svizzera. Andando a scorporare l'app che controlla la parte for profit che invece si chiama… Si chiama, si chiama, si chiama, non la trovo. Nabucasa. Esatto, Nabucasa, che è quella che poi sviluppa l'hardware. Perché Home Assistant lo si trova scaricabile da Github e lo si può installare su qualsiasi computer o Raspberry Pi, eccetera, eccetera. Oppure si può comprare lo scatolotto che è il mini PC plug and play che si attacca alla propria rete di casa. Quindi diciamo che la notizia di base è un po' questa. Però The Verge, ma non solo, in queste settimane poi da lì ha preso un po' il via per fare un po' un punto della situazione del progetto che comunque sta andando veramente in maniera molto forte a diventare forse un player, forse il più completo che oggi c'è. Perché la quantità di dispositivi che oggi Home Assistant supporta, sia quelli ufficiali, sia quelli poi sviluppati dalla comunità, è veramente, veramente tanta. È veramente, veramente grande. Adesso stanno lavorando anche con NVIDIA per provare a metterci un pezzo di modello generativo in locale. Non è generativo, ma è di interazione di assistenza locale. Giulio, prego. Una domanda, più che altro perché non ho visto passare nulla, magari Michele tu sei più informato, ma questo lato della tecnologia in qualche modo è emerso in eventi tipo il salone del mobile, cose che definiscono in qualche modo la casa. Se ne parla un po', parti più mainstream o è ancora una roba super geek? No, tu dici la parte di smart home in generale, ma io credo che, premesso che fuori salone, che è finito ieri, insomma sono tenuto ben lontano. No, credo che è finita un po' la parte di hype, ma credo che tutti oggi hanno una linea di elettrodomestici in qualche modo collegata all'internet. Confermo. Il problema è quello proprio. Il problema è collegato all'internet. Home Assistant vuole essere… Il bello di Home Assistant è che vuole coprire un buco che è importante e che è molto rilevante il giorno d'oggi, che è quello lasciato nel mezzo tra gli altri player giganti del mondo della domotica. Gli altri player giganti quali sono? Amazon, Google e Apple fondamentalmente, che propongono delle piattaforme proprietarie con qualche accenno di, non chiamiamola apertura, ma chiamiamola interoperabilità con tre dei nuovi standard che dobbiamo ancora capire quanto e come verranno implementati, eccetera, ma comunque fondamentalmente sempre in maniera molto closed, sviluppo a porte chiuse, tendenza a cercare di fare prigioniero il cliente. Home Assistant fondamentalmente sta diventando il WordPress della domotica. Cioè l'unica piattaforma, l'unica rilevante in termini numerici, piattaforma assolutamente open, disponibile sia nel codice sorgente, sia nella possibilità di installarlo, sia nella possibilità di inserirlo in qualsiasi contesto, con le caratteristiche del open source e del software open in generale, sia con la promessa di rimanerlo. La cosa rilevante di questa fondazione è proprio la promessa di rimanere la soluzione open, cercando, e lì sarà la nota difficile nel futuro, di far combaciare, fare collimare questa necessità, questa intenzione di rimanere open, che significa di solito un certo livello di complessità, un certo livello di complicazione nel suo utilizzo, nella sua adozione, farlo coincidere con un avvicinamento alla persona comune. Di lì il progetto di dispositivi marchiati in collaborazione con altre aziende che vengono pubblicati, che vengono venduti con etichetta "Works with Home Assistant" e robe del genere, di lì il mandato agli sviluppatori di cercare di realizzare delle interfacce e dei modelli di interazione che siano alla portata dell'utente comune. Avviti la lampadina e sul tuo computer automaticamente appare una cosa che Home Assistant ti fa vedere e vuoi inserire anche questa cosa nuova nel tuo impianto di domotica. Devo dire che anche in questo senso Home Assistant ha fatto già passi da giganti. Io lo utilizzo quotidianamente, lo utilizzo tanto, e lo utilizzo sia a casa… Su che device? A casa ho un sistema un po' più complesso, dove ho collegati i condizionatori, dove ho dei sensori di temperatura, umidità, movimento, ho un sensore di apertura della porta, ultimamente ho integrato le telecamere sul perimetro della casa con il riconoscimento della persona con Home Assistant e le notifiche di Home Assistant. Ma con l'LM dietro? O è semplicemente il rilevatore di movimento? No, no, no. L'NVR, il registratore digitale di Reolink e anche le telecamere di ultima generazione di Reolink hanno un algoritmo interno di riconoscimento non solo del movimento, ma della natura. Possono riconoscere animali, persone e veicoli. Cose e città, ah no. Veicoli, dire, fare, baciare, lettere, attestamento. E segnalano, l'integrazione per Home Assistant permette di ricevere questi segnali separati. Per cui puoi dire, quando quella telecamera lì tra le otto di sera e le otto di mattino inquadra una persona, mandami una notifica e fai suonare l'alarme di casa. Quell'altra telecamera lì invece suona quando vedi un animale perché di lì i gatti non ci devono passare perché lì vicino ci sono i canarini, non lo so, robe del genere. E devo dire che funziona molto bene. La cosa che utilizzo di più è per portare comandi dove non ce li ho. Io quando guardo la televisione ho i comandi delle luci della stanza, della sala, lontani e quindi mi gira, mi ruga tantissimo perché devo spegnere la tv, guardare la televisione e se quando finisco di guardare il film e ora di andare a nanna, spengo la tv e non mi ricordo di alzarmi e accendere le luci prima finisce che spengo la tv, rimango al buio e per andare ad accendere la luce della stanza piglio ginocchiate e alluciate in giro dappertutto. E allora ho domotizzato con una semplice spina una delle abajur della mia sala e quindi quando finisco di guardare la tv dico semplicemente "Siri" perché ho integrato Home Assistant con Siri che ho sul telefono lì vicino dico "Siri accendi l'abajur del soggiorno" e Siri lo dice a Home Assistant e Home Assistant mi accende la luce. Pensavo che Siri chiamava Michele Di Maio perché che cosa? No, no, devo dire che con l'integrazione lì l'integrazione tra Home Assistant e Siri funziona veramente bene che poi è un'integrazione ribalta tutto il setup che hai su Home Assistant te lo ribalta sull'applicazione casa di Apple che quindi poi è interfacciata con Siri e non è niente male. Mentre in realtà non serve cioè non è necessario avere delle situazioni così complicate per avere necessità domotica anche perché è un software che veramente oggi con un Raspberry Pi e un Docker lo installi e lo configuri in una maniera di una semplicità devastante. La mia casa è in montagna, dove andiamo poco e abbiamo problemi di umidità, di infiltrazioni a volte proprio di allagamento della casa. Che per chi segue Digitalia da un po' di anni si ricorda Ah si, ve l'ho già raccontato. Io me lo ricordo. Dei miei allagamenti. Lì c'ho un semplicissimo anche lì un Raspberry Pi un sensore di temperatura e umidità due deumidificatori con due spine domotizzate che misurano l'assorbimento dei deumidificatori e io ho sorvegliato 24 ore su 24 con notifiche e robe del genere sia sbalzi di temperatura e umidità sia se le due prese se i due deumidificatori si rompono perché la presa elettrica dice guarda che qui nel deumidificatore sono tre ore che non mi chiede più corrente per cui deve essere successo qualche cosa. In quella maniera lì con un setup molto molto semplice in realtà io ho il controllo totale su questa casa che effettivamente ogni tanto ha dei problemi, se ho dei problemi posso chiamare la persona che vive lì vicino e le chiavi e va a vedere che cosa è successo. Ecco il Michele Di Maio di prima. Nel frattempo tra l'altro casualmente si è collegato Matteo Sulis nel frattempo che Matteo lo ricordiamo su Youtube con tanti video sulla smart home che ci dice quasi tutti sono community based e accettano codice dalla community smart things o nei abitati eccetera eccetera però credo che un assistant come come motore credo sia l'unico rilevante almeno per Source. Io finché l'utilizzavo un annetto fa mi ricordo che se il dispositivo era supportato sia dai plugin ufficiali che da quelli della comunità era tutto molto facile integrarlo dentro Home Assistant mi ricordo però che il motore di automazioni ecco c'era un po' di curva di learning curve curva di imparazione Si è semplificato molto anche quello devo dire che io Home Assistant lo seguo veramente da tanti anni veramente è un continuo a semplificare prima hanno semplificato la configurazione, una volta lo facevi tutto da file di test mentre ora fai tutto da interfaccia utente e anche le automazioni, gli script eccetera sono ovviamente ci devi mettere un attimo di cervello perché la logica ce la devi mettere se quel sensore dice così con quell'interruttura e fai cos'ha almeno la logica devi applicare perché se no non funziona ma questo vale per qualsiasi sistema però ti fa degli esempi ti da tipo un interprete che puoi dire con un linguaggio naturale puoi dire che cosa vuoi che succeda che cosa faccia l'automazione e lui cerca di creare un'automazione per te e poi te la sottopone molto interessante vabbè provatelo vedetelo Substack, il rivale di Substack Ghost potrebbe visto che siamo nel mondo dell'open source continuiamo su quella riga lì potrebbe unirsi al fè diverso, raccontatemi un po' di più di questa notizia Ghost appunto che è un'alternativa a Substack che sta ottenendo grande successo ha annunciato che sta considerando una piattaforma di publishing sempre per newsletter che è molto verticale su contenuti in questo momento di settori quindi è anche molto geek, si trovano degli scrittori interessanti scusami ti correggo un attimo perché Ghost nasce più come piattaforma di blogging micro blogging esatto blogging, micro blogging chiamiamolo come l'idea è quello, un wordpress un po' depotenziato se vuoi poi forse dopo hanno aggiunto anzi dopo sicuro hanno aggiunto anche la parte di newsletter. Sì, io l'ho conosciuto più sull'aspetto newslettering insomma ho trovato anche una cura grafica di prodotti veramente ben fatte, interessante, veramente bei prodotti quindi comunque ghost. rg consiglio sempre di andarci a fare un giretto, ma detto questo stanno pensando di connettersi al Fediverso quindi sarebbe un ingresso in piattaforma interessante perché aprirebbe verso nuove sponde, la possibilità in qualche modo di interconnettere fonti di commenti reazioni, contenuti la possibilità di accedere ai contenuti di Ghost anche su altre piattaforme e darebbe sicuramente un passaggio interessante a questa tipologia di aggregazione, sicuramente stesso Ghost ha fatto notare insomma che ci sono varie riflessioni in corso quindi non è scontato in che direzione si andrà, se andrà in una direzione più simile a Trez e quindi un pochino più chiusa rispetto al Fediverso rispetto a quello delle altre piattaforme, oppure ci sarà un'apertura completa però di fatto l'opportunità di poter leggere contenuti di Ghost in altre piattaforme, magari su Mastodon commentarli, vedere la parte commenti direttamente su Ghost e quindi fare questa integrazione completa sarebbe sicuramente interessante, aprirebbe a un web che si sta un pochino ricreando nell'internet di come lo avevamo immaginato all'inizio, più libero e più connesso. Come dire, Ghost è soltanto l'ultima, oramai settimanalmente parliamo di piattaforme che stanno o stanno pensando di unirsi al Fediverso è un momento comunque molto frizzantino e vediamo poi cosa rimane però ecco il meglio probabilmente deve ancora venire e ci tengo a ringraziare una persona senza la quale tutto questo non sarebbe mai successo, grazie Elon Musk per aver comprato Twitter perché se no tutto questo non sarebbe successo. Quello ha fatto molto da catalizzatore nel bene e nel male, però c'è di più in questo moto c'è proprio il risveglio dell'open internet io oggi leggevo di qualcuno che ha non so se è implementato lui, ho utilizzato un'implementazione messa a disposizione direttamente dalla Casa Madre di Flipboard di un'integrazione di Flipboard No no, è Flipboard è stata tra le prime aziende ad abbracciare il Fediverso ActivityPub è ancora di più ActivityStream, ActivityStream fondamentalmente è il contenitore di ActivityPub immaginatevi come HTML sta a XML ActivityPub sta a ActivityStream ActivityPub è una specializzazione di ActivityStream che è uno standard del V3C potrebbe veramente diventare il backbone dell'informazione sulla rete Dave Jones in questi giorni sta sviluppando anzi ha già pubblicato e sta rifinendo un bridge tra mondo del podcasting e ActivityPub fondamentalmente puoi andare su un sito e beccare scrivere il titolo oppure il feed del tuo podcast preferito cercare il tuo podcast preferito dopodiché schiacci un pulsante e lui ti permette di abbonarti a quel podcast dentro un client ad esempio Mastodon per cui seguire, che ne so, Digitalia su Mastodon senza che Digitalia abbia un account Mastodon dove fa delle parole, ma è come se ci fosse un account specifico di Digitalia che è il podcast ogni volta che esce una puntata esce un post con il link a quella puntata e il link per ascoltarla nei vari player questo si sta parlando qui siamo ancora nella teoria non c'è ancora niente di realizzato di estendere una vera implementazione di nuovi verbi di activity stream per il podcasting in generale per cui non lo so, tutti i verbi di activity stream sono le attività come quando scrivete un messaggio su Mastodon in realtà è un messaggio activity pub che a sua volta è un verbo activity stream, scrivere un messaggio immaginatevi se tutte le azioni che fate su un app per i podcast ad esempio potessero essere convertite in activity stream che vuol dire che tutto quello che fate, se scegliete di condividerlo sia all'app che usate sia a voi gli date il permesso non lo so, iniziare a seguire un podcast, smettere di seguire il podcast, dargli delle stelline mandare un boost, fare lo streaming, mandare un messaggio a quel podcast tutto questo potrebbe essere uno stream di azioni che vengono incanalate nel fai diverso e che quindi possono essere scritte e lette in maniera completamente interoperabile da qualsiasi altro client per cui se Michele ascolta e commenta digitalia su un client per Android, Giulio può leggere lo stesso commento e vedere le stelline che ha messo a quel podcast con un client completamente diverso che gira su MS-DOS per dire sarebbe veramente far diventare internet interconnesso in maniera come originariamente avrebbero dovuto essere i social quando si sono in realtà solo poi chiusi su se stessi chiusi su se stessi, tradendo questa promessa di metterci tutti in contatto e di far dialogare il mondo, insomma sono cose sono temi interessanti, potrebbe essere uno sviluppo della rete che veramente fa da contraltare ai sistemi chiusi, esattamente come Home Assistant vuole fare da contraltare ai sistemi chiusi per la domotica un social per i social un metasocial, beh credo che Castopod come nel podcasting già supporta il fenomeno diverso Castopod, perché credo sia francese Castopod se non ricordo male si è l'amico Benjamin Bellamy se non ricordo male si chiama ogni tanto ci scriviamo con l'autore di Castopod sul mastodoncolo del podcasting 2. diamo una ringraziata ai nostri produttori esecutivi produttori esecutivi la linfa vitale digitalia li ringraziamo perché? Perché senza produttori esecutivi digitalia non esiste, digitalia viene distribuita gratuitamente come un una trial gratuita di un software vi chiediamo value for value di dare un valore e di restituire quel valore in termini moletari non vi obblighiamo, ve lo chiediamo moralmente non ci piace lavorare gratis, a nessuno piace lavorare gratis, noi prendiamo questo impegno veramente come un lavoro molti nostri ascoltatori capiscono questa cosa, ci fanno andare avanti da 15 anni ci pagano le bollette, ci pagano i server ci pagano quel minimo di ricompensa della nostra fatica che veramente tutte le stimane, un giorno alla stimana dedicata alla puntata, più tutta la stimana dedicata a seguire le notizie non è veramente una cosa da poco li ringraziamo tutti Giulio vuoi cominciare tu? Molto volentieri, allora partiamo dai value for value quindi Satoshi 1465 di Anonymous i 7073 di Nicola Forte, i 4769 di Nicola Gabriele del Popolo, gli 824 di F. Trava, i 1081 di Idol Fellow i 859 di Ferro i 1940 di Jackal e i 20 di Giulio. Grazie a tutti, grazie grazie davvero. Poi abbiamo i 2000 Satoshi Boost di AKA Grinta passiamo poi alle donazioni singole, un euro per Manuel Zavatta e Davide Tinti entrambi per Petal Executive Producer e 2,1 euro di Nicola Gabriele del Popolo, anch'esso per Petal Executive Producer, grazie mille donazione ricorrente da 1,1 euro di Filippo Brancaleoni, a cui seguono poi la donazione singola di 2 euro di Pietro della Vecchia e una donazione ricorrente sempre a 2 euro di Alex Pagnotta grazie mille. Grazie di cuore. Donazione singola da 2,2 euro di Giuliano Arcinotti e poi partiamo con la sezione delle donazioni ricorrenti da 3 euro di Umberto Marcello, Giorgio Puglisi, Andrea Malesani, Fabio Brunelli, Fabrizio Reina Alessandro Grossi, Marco Traverso Fabio Zappa, Ligia Technology di Desposito Antonio, Marco Grechi Simone Magnaschi, Paola Bellini, Enrico Carangi Fabio Filisetti, Andrea Bottaro Grazie di cuore, grazie a tutti 3,21 euro di donazione ricorrente di Davide Bellia grazie mille. Grazie donazione ricorrente da 3,45 euro di Roberto Medeossi Donazione singola da 5 euro sia per Michele Levada che per Marco Calvo grazie mille e poi le donazioni ricorrenti da 5 euro di Nicola Grilli, Michele Olivieri, Emanuele Libori Edoardo Volpi, Kellerman Andrea De Lise, Enrico De Anna Massimo Pollastri, Alessandro Lago, Roberto Basile Antonio Manna, Donato Gravino Alberto Cuffaro. Grazie grazie davvero, grazie di cuore donazione ricorrente da 5,11 euro di Daniele Bastianelli e una donazione singola da 5,32 di Cinzia Guarinoni grazie donazioni ricorrenti da 5,32 di Guido Raffaele Piras, Cristian Pastori Angelo Travaglione, Fiorenzo Pilla e Cristian Schwarz, grazie grazie davvero donazioni ricorrenti zona grandi produttori 10 euro Marcello Marigliano e Fabrizio Mele grandissimi, donazione singola da 10,42 euro di Luca Ferrari corredata da Molore Mipsum che le dovrai leggere tu tu fai di Roma i classici ovviamente grande produttore, donazione ricorrente da 12 euro di Andrea Giovacchini, grazie mille che direi ne fa il lead executive per questa puntata 721 grazie di cuore a tutti i metodi sono facili, sono sempre gli stessi Satisfay, Paypal, bonifico bancario, pagamento coi bitcoin oppure metodiche del podcasting 2. che siano streaming, dei satoshi che siano i boost, come volete andate a studiarvi le app, newpodcastapp. om se utilizzate ancora un'applicazione legacy per il podcasting, vergogna andate a studiare, che digitaliani siete Specifichiamo Franco una cosa importante tutte le donazioni fatte brevi mano al professore le rendicontiamo a fine anno no, non le rendicontiamo proprio finiscono direttamente nel conto alle Kaiman insieme al libretto rosso e le lasciamo lì per la pensione esattamente, non portatele troppo grosse, se no ci scappa il professore con la borsa e non lo vediamo più né uno né l'altra e se avete saltato viachissimi il segmento dei produttori esecutivi, ricordatevi che questo è un progetto value for value, noi mettiamo del valore cosa ci mettete voi? fatevi una domanda e mettetevi una mano sul cuoricino Marzullo Solerio ma deve essere sempre e proprio tutto quanto un annuncio pubblicitario? Sì fondamentalmente l'articolo di sixcolors. om parte dall'esempio dell'applicazione di Youtube per Apple TV cosa succedeva? Succedeva che lasciando ferma senza interagire con l'interfaccia questa applicazione partiva in una serie di immagini uno slideshow, uno screensaver come vogliamo con delle immagini che andavano avanti e indietro che sponsorizzavano credo, dei video di Youtube di Youtube stessa qual era il punto? Il punto è che ovviamente non era uno slideshow autorizzato da Apple ma partiva in automatico lo faceva partire in automatico l'applicazione di Youtube andando ad anticipare il settaggio di default dello screensaver di default della Apple TV rendendolo quindi inefficace Apple poi se n'è accorto ha cambiato il settaggio di default La faccia di disappunto di Franco è la copertina della puntata comunque Apple se n'è accorto ha cambiato il settaggio di default del suo screensaver andando poi ad anticiparlo a due minuti e quindi anticipando quello di Google però il punto qual è? Questo è appunto il primo di x esempi fatti dall'articolo il punto è che in un mondo in cui ogni ogni secondo di attenzione di attenzione o di non attenzione poi di chi sta davanti al dispositivo conta anche ogni pixel anche ogni pixel conta e quindi si finisce per fare queste battaglie dei poveri su veramente la qualunque L'impressione è quella che sia veramente una battaglia dei poveri Io lo vivo tutti i giorni nel mondo del podcasting dove ci confrontiamo con altri sviluppatori di app, con tutto il gruppo che lavora sul podcasting 2. con chi segue il mondo delle notizie proprio in ambito specialistico e immagino si ribalti anche nel mondo generale della pubblicità c'è tanta mezzogna c'è tanta finzione c'è tanto cosa, siamo veramente sicuri che tutto, anzi gran parte di questo commercio di questi fenomeni dipendono dal semplice assunto che più impressioni uguale più valore e che quindi sbattere l'annuncio in faccia a un milione in più di persone semplicemente perché l'abbiamo messo l'abbiamo fatto partire prima dello screensaver di Apple TV sia un qualche cosa di utile grazie a quello possiamo chiedere n milioni alla Coca Cola e allo sponsor di turno è veramente così? Giulio, a te la risposta! No ma questo è un tema molto dibattuto anche nel settore nel senso che chi a livello si parlava di etica e non mi sento di riportarla in questo perché è eccessivo però chi vuole fare un buon lavoro si sta rendendo conto che la quantità è una dinamica che non va più seguita e quindi si stanno molto valorizzando situazioni più piccole dove magari l'aspetto pubblicitario è molto più distillato perché d'altra parte ormai è abbastanza chiaro a tutti che più pubblicità uguale meno pubblicità perché poi l'occhio tende a non vederla diventa trasparente e quindi fai anche un gioco che fa male a chi dovrebbe avvantaggiarsi di questo mezzo parlando appunto di fini leciti e di fini diciamo veramente promozionali Una campagna di comunicazione è una cosa diversa da una campagna di pubblicità Campagna di comunicazione parte da dei concetti, dei messaggi e poi può utilizzare anche la pubblicità fatta in un modo. che è uno dei canali Sbatto o accumulo o costruisco dei business o cerco di tenere a galla dei business aumentando qua e là la mia esposizione pubblicitaria è un qualche cosa che tende a ritorciarsi molto contro anche se oggi veramente diventa il. quando un manager deve o un membro del board deve presentare e dire "come facciamo ad aumentare l'anno prossimo i bilanci di. ho pensato che possiamo mettere proprio qui proprio in quel punto dove guardano tutti i nostri utenti possiamo metterci un banner pubblicitario e venderlo a sponsor in giro per il mondo e aumentare così i nostri bilanci è un ragionamento molto miniope è quello che ha portato quello che porta anche Microsoft a mettere gli annunci pubblicitari nel pannello quando schiacci il pulsante start il menu che si presenta in. in. Windows 11 mi dicono nelle ultime versioni non c'è più il bottone per fare sign out per uscire, perché? perché è nascosto dietro a un menu a tendina un hamburger menu, perché lo spazio che prima veniva utilizzato per il sign out adesso è utilizzato per mettere una pubblicità di Microsoft 365 bene bene a proposito di incittificazione, devo dire mica male sì, tra l'altro quello che mi colpisce di più è proprio il c'è stato un momento in cui queste piattaforme in qualche modo cercavano di proteggere l'esperienza almeno dell'utente per mantenere un ambiente di valore, quindi ogni modifica veniva distillata lo stesso Google ogni modifica alla home page alla search bar di Google veniva fatta solo per il doodle nel momento della festività perché non va toccato nulla, perché perché perché quell'atteggiamento ormai si è perso anche su queste cose ed è veramente triste anche dal punto di vista non solo della parte pubblicitaria ma anche proprio del design di queste esperienze che sono diventate spesso molto veramente pessime eh sì, certamente è una prospettiva di un mondo in cui non si studiano più le lingue straniere eh sì, sì una prospettiva molto triste, anche questa è grave dal mio punto di vista perché si parla di di un mondo che vede già dei tassi di flessione molto forti negli studi leggiamo qualche numero negli Stati Uniti, sono diminuite del 29,3% dal 2009 le persone che studiano lingue straniere dal 2009 al 2021 in Australia le quantità di studenti delle superiori che studiavano la lingua straniera nel 2021 è stata la più bassa di sempre e in Corea del Sud e Nuova Zelanda le università stanno chiudendo i dipartimenti francese, tedesco e italiano, ovviamente vanno vanno un po' nettizzati queste cifre ti interrompo solo un secondo perché qual è la digitalianità della notizia che questi due articoli, sia sul Post sia sull'Atlantic mettono in relazione questi numeri e comunque il discorso di un futuro dove parlare in lingua straniera potrebbe essere meno utile con la presenza sui nostri dispositivi di strumenti sempre più abili di traduzione dal Google Translate agli ultimi modelli generativi sì che poi i due i due temi sono probabilmente non correlati, non ancora lontanamente correlati no ma nel senso allora i numeri proposti dall'articolo parlano di una flessione dal 2009 quindi comunque da un momento in cui il mondo e la tecnologia, come dire, si parlava si parlava ad alto nel 2009 poi la pandemia come al solito può aver accelerato qualcosa che già esisteva i modelli AI possono accelerare probabilmente qualcosa che già esiste non l'ho trovato nell'articolo onestamente ha altre risposte perché dal 2009 scendono le persone che studiano lingue, poi attenzione in contesti strutturati si parla di college, si parla di università, quindi mi dà quell'impressione che in un mondo più connesso dove comunque appunto fino a qualche anno fa ma in realtà ancora oggi c'era ancora la necessità di conoscere uno o più lingue straniere, magari mi viene da dire che comunque più persone oggi parlano sicuramente l'inglese, però per tutto quello che è una conoscenza più approfondita dell'inglese stesso o di altre lingue che non ti servono per vedere i contenuti sui social, ecco, si è persa un po' forse quella curiosità, quindi chi doveva imparare l'inglese, magari oggi lo impara anche più facilmente, anche guardando più contenuti, lingua originale, eccetera eccetera, ma si è persa ecco la verticalità allo studio e all'interesse delle lingue Beh, prima di tutto lo mettere in relazione con un calo più grosso nello stesso periodo abbiamo visto sempre di più un transitare nelle scelte degli studenti da materie umanistiche a quelle scientifiche favorita molto vabbè, sono argomenti un po' più complessi, certamente lo studio delle lingue in maniera verticale fa parte del campo delle materie umanistiche, no? Alla science non si fa che chiedere che indirizzare gli studenti in quella direzione l'industria del futuro ha bisogno di matematici, fisici programmatori, ingegneri, eccetera e i ragazzi non vanno più a studiare lingue e vanno a studiare quello e credo che sia un meccanismo nel bene e nel male, assolutamente lampante questo che poi l'apprendizia. Sì, anche perché oggi se fai il traduttore, onestamente, non credo che guardi in maniera verticale. Dipende, certo, poi è il solito discorso che lo studio della lingua di per sé è una cosa umanistica e quindi oggi considerata assolutamente inutile, in realtà fondamentale per la comprensione perché tra lo studiare una lingua e imparare una lingua ci passa un mondo. Sono due lavori diversi L'ingegnere che per la ditta che tratta colori, no? Lavora per il colorificio, per una multinazionale delle vernici imparare il cinese vuol dire sapere andare in Cina e fare una trattativa con un acquirente, un compratore un venditore o un qualche cosa in cinese e questo è una cosa che oggi è considerata molto utile. Oggi sapere determinate lingue in parallelo a qualsiasi altra competenza è certamente un plus al contrario di quello che dicevi tu essere un traduttore e basta di una lingua che certamente non è molto richiesto se non ad altissimi livelli se tu sei un ingegnere oggi è come dire sei un ingegnere petrolifero e sai parlare correntemente l'arabo sei il primo del mondo, sei il primo a cui danno lavoro è automatico. Stessa cosa Rabbit R1 vuole andare a far costruire il suo coso in Cina chi assume? Assume degli ingegneri americani che sanno il cinese, punto ma tra imparare il cinese e studiare il cinese c'è una differenza enorme perché imparare il cinese vuol dire imparare a fare una trattativa in cinese studiare il cinese vuol dire studiare il cinese, la letteratura, la tradizione il significato dietro a determinate parole, vuol dire sapere che cosa pensa come obiettivo asintotico certamente, ma vuol dire essere in grado di percepire, di capire che cosa dice una persona cinese un politico cinese una campagna pubblicitaria cinese la società cinese che cosa pensa, che cosa sente dietro quando dice una determinata cosa che è molto diverso. Quasi come pensa come pensa, perché poi infatti quello è un tema interessantissimo di come il pensare e il parlare si sono interconnessi. Lo è assolutamente e in questo periodo in cui i popoli sempre di più fanno agomitates, per non dire si tirano i missili, i razzi, le bombe e cosa io sarei più felice a vedere aumentare il numero di persone che studiano le lingue e quindi il modo di capirsi e non di parlarsi di capirsi dei popoli piuttosto che imparare a fare la trattativa commerciale in cinese però non è la direzione in cui va il mondo il giorno d'oggi. Sì anche perché oltre a esserci un sottostrato culturale fondamentale e quindi anche un mettere in discussione il proprio modo di vedere il mondo c'è anche un tema molto importante che dovrebbe essere evidenziato che capire questa differenza ha anche il modo di interpretare nella giusta maniera il tema dell'intelligenza artificiale, perché anche lì si sta in qualche modo vedendo il linguaggio uguale pensiero, mentre invece saper discernere il tema della rappresentazione del linguaggio da quello che è un pensiero nel momento in cui lo sai fare nelle lingue e capire la differenza lo sai anche interpretare per governare un cambiamento come gli LLM e quindi ci sono tantissimi temi che si basano su questo ed è giustissimo evidenziarli. Sì che poi anche gli LLM tornando alla metafora di prima, sanno parlare una lingua ma non conoscono la lingua nel senso che l'hanno studiata quindi la traduzione può essere un'ottima traduzione ma comunque rimane almeno allo stato attuale una traduzione letterale e quindi si perdono tutte quelle sfumature che invece magari andrebbero a interpretare. La comunicazione parlata insieme volendo a tutto quello che è non verbale ma anche semplicemente quella verbale trascurando tutto il resto in realtà è una comunicazione multicanale che presuppone delle cose in comune tra chi trasmette e chi riceve. L'esempio classico è la poesia. Se oggi un poeta scrive se noi a un LLM gli chiediamo di commentare una poesia di Ungaretti ce la commenta benissimo ma perché ha letto e sintetizzato tutti i commenti precedenti su tutte le poesie di Ungaretti e su tutte le poesie del mondo. Ma se oggi l'Ungaretti di oggi scrive una poesia nuova e la poesia ovviamente ha un significato letterale ma ha tutta una serie di suggestioni che derivano dal suono delle parole dalle assonanze, dalle figure retoriche, dalle esperienze comuni della nostra società eccetera, l'LLM molto facilmente è in grado di interpretare il significato base ma molto difficilmente se non è quasi impossibile che sia in grado di percepire il significato, il vero significato poetico, c'è tutta quella serie di sensazioni che la poesia trasmette a una persona la differenza tra una poesia e una prosa, che non è semplice. Non che la differenza tra una persona e un robot. Certamente, è proprio così. Abbiamo inventato il test di Turing facendo non con l'ingegneria ma con il liceo classico abbiamo inventato un test di Turing più efficace di quello degli ingegneri, forse. Vabbè, è un iperbole ovviamente, ma è per dare un'idea di quello che è la, la, la, questa certo. Il post chiude, ma non è il post quello italiano, è un altro post Michele, raccontaci un po'. Il post è sempre per la serie "Reazioni all'acquisto da parte di Elon Musk di Twitter" è stata, a questo punto viene da dire, una piattaforma molto simile, più nella forma che nella sostanza, a Twitter. Quindi immaginatevi la classica timeline e le persone da seguire. Però il twist che era stato dato a questa piattaforma era appunto quello giornalistico. Quindi si potevano seguire i messi delle persone. Queste persone erano dei giornalisti che sono stati tirati dentro appunto nella vita, oramai breve, di questa piattaforma con la promessa che venissero innanzitutto valorizzati i contenuti di qualità, ma che poi venissero anche monetizzati in maniera equa diciamo così. Che era il classico poi del pay-per-click quindi si pagava poi per ogni contenuto. Il metodo tanto ameccaro del telepass. Esatto. E' il famoso metodo Franco Solerio del telepass per gli articoli. Che poi. Che continua ancora una volta a non trovare sfogo nella vita reale. Io non ne sarei così. Mai. Non ne sarei così convinto. Nel senso che il problema è proprio di taglio. No? Noam Bardin, il CEO dice "abbiamo costruito una community libera dalla tossicità, una piattaforma dove i publisher ingaggiano e una app dove abbiamo validato molte teorie a riguardo ai micropagamenti e alla volontà dei consumatori di pagare articoli individuali. Abbiamo anche siamo anche riusciti a coltivare un fenomeno, un ecosistema di mance, bruttissimo questo, per i creatori e per i commentatori. Già, quando dici mance, io ripeto uno dei mantra dell'amico Adam Curry. Quando dici mance hai già sbagliato. Quando dici mancia vuol dire, no, chiedo la tua carità. Non devi chiedere la mancia, devi dire io sto lavorando, mi paghi? Non ti obbligo a pagarmi qualcosa, ma non pensi che io debba essere pagato. Ed è molto diverso da chiedere la mancetta. Quindi lì c'è già un problema di impostazione. Però dice, siamo riusciti a validare questo tipo di funzionamento di micropagamento, ma il nostro servizio non sta crescendo abbastanza velocemente per diventare un vero business o una piattaforma significativa. Un business rivolto ai consumatori deve mostrare un'adozione rapida da parte dei consumatori e noi non siamo riusciti a trovare la combinazione giusta di prodotti per farlo succedere. Quindi attenzione, non è il modello che non funziona. Non è l'idea che chi produce dei contenuti possa ricevere dei soldi e che ci possa essere un sistema facile di micropagamenti tipo Telepass. Cioè, non pago 100 euro all'anno alla Repubblica per avere tutto quello che Repubblica pubblica in un anno. Ma se io leggo un articolo l'anno su Repubblica, sono contento di dargli 10 centesimi. E se mi piace così tanto quell'articolo di Repubblica, che ne leggerò altri mille di articoli di Repubblica, arriverò alla fine dell'anno a pagargli i famosi 100 dollari. Ma se invece leggo oggi un articolo di Repubblica, domani uno dell'Atlantico, uno del Post, eccetera, è giusto che io riesca a leggerli tutti e a pagare quel poco per tutti quanti. Ma, nell'aggregato, se i giornali lavorano bene, riescono a guadagnare. Quello che non si riesce a fare, è quello che diciamo sempre, "you can't monetize the network", cioè costruire un business a monte, che sfrutti il lavoro di tutte queste persone per far guadagnare il business. Il business non deve esistere. Quello che deve esistere è una struttura pubblica, una struttura open, activity pub, activity streams, ilfe diverso, chiamatele come volete, cioè il meccanismo attraverso cui tutto questo deve funzionare e può funzionare, non deve essere un'entità business che deve guadagnarci un fracco di soldi, sennò non funziona la cosa. Deve essere un meccanismo, un protocollo pubblico, un qualche cosa di aperto, esattamente come nel podcasting 2. , che funziona di suo, viene implementato di base e nessuno deve "Ah, devo mostrare al miei azionisti che alla fine del primo anno ho guadagnato 3 miliardi, sennò la cosa non funziona". No! Perché a quel punto ti metti contro delle situazioni che esistono già che non ti permettono di svilupparti. Ma quello che stiamo cercando di fare col podcasting 2. è esattamente il contrario. Nel podcasting 2. non trovi Joe Rogan, non trovi quello che dice "Entro col podcast, pago, prendo 50 produttori, prendo 10 dei migliori elaboratori di suono, prendo 5 starlet, 18 celebrità, gli do un milione a ciascuno e alla fine dell'anno faccio funzionare questa cosa". No! Costruisco una strasmissione da zero, dal piccolo e non me ne frega niente di arrivare a un milione. Digitalia funziona da 15 anni, ma mica guadagna un milione all'anno. Eh sì, però Digitalia funziona perché noi facciamo altri lavori. Certo! Tornando al discorso del real business. Ma è obbligatorio il real business? È obbligatorio il real business? Non è necessariamente obbligatorio per fare una comunicazione, per fare della comunicazione seria, per fare della comunicazione, anzi, a volte è, a volte è la garanzia di fare una comunicazione indipendente. Perché fare la trasmissione da 3 milioni di dollari, pagata dagli sponsor, vuol dire fare una trasmissione condizionata dagli sponsor, condizionata da tutte le entità da cui arrivano quei denari lì. Non è necessario, si può fare, ma c'è un modo alternativo. Quello che sto dicendo non è che tutto il mondo dovrebbe andare verso il value for value, dovrebbe andare verso piattaforme di micropagamenti o piattaforme di telepass per le notizie o robe del genere, ma che mescolare i due modelli, cioè il business, io faccio i miliardi, e la piattaforma invece distribuita, micropagamenti eccetera, sono due cose che non funzionano insieme, è per questo che post non ha funzionato, mentre altre cose stanno funzionando. Digitalia non fallisce, possono rompersi le balle Francesco, Michele, Giulio e Franco e domani andare a fare qualcos'altro e smettere, ma finché il meccanismo è equilibrato e funziona, che nelle tasche arriva quel giusto di riconoscimento, sia economico, sia morale, per continuare a fare, Digitalia continua a fare qualche cosa che per qualcuno ha valore. Fine del discorso. Sì, però Digitalia non funziona se non ci sono invece i real business, come dice post. ews che appunto non è riuscito a funzionare Digitalia senza The Verge non esiste, Digitalia possiamo parlare tra di noi, però alla fine sono qua di ragione nel dire che sono due mondi diversi ma sono anche due cose entrambe necessarie poi che post news possa come dire essere entrato in un mondo che appunto non gli competeva ok, posso essere d'accordo, però come dire, appunto hai bisogno di entrambe le cose i giornalisti che oggi scrivono, che ieri scrivevano su post. ews, quelli che continuano a scrivere su Substack, sono comunque anche loro, se vuoi, sono delle figure che cercano di porsi nel mezzo dei due mondi perché comunque hanno bisogno di fare i soldi per portare il pane sulla tavola e il problema è che oggi quel modello forse sta funzionando per ora sta funzionando un pochino di più, quello del pagare e del spagare il singolo creatore che poi in realtà non è tanto diverso da quello che facciamo noi, semplicemente l'oro per molti è il primo lavoro, quindi quel modello come dire, funzioni per quanto funzionerà, non lo so, personalmente poi ho sempre qualche dubbio perché quando, come dire, devi vendere sempre lo stesso prodotto nel tempo, ecco, finisci per usare armi a volte un po', anche quelle un po' da, come dire, da cerchi un po' di approfittarti del tuo pubblico questo non lo capisco e allora, tanti che oggi vivono dei contributi del loro pubblico, e io questo lo vedo molto su Substack sono molto verticali su un singolo tema e per avere, sono giornalisti innanzitutto, però sono molto verticali su un singolo tema o su un singolo punto di vista, nel momento in cui tu devi rendere sempre interessante e di valore quel tema o quel punto di vista ecco, ogni tanto io vedo che alcuni di questi come dire, ci marciano un po' troppo, personalmente credo che Glenn Greenwald, quando ha fatto questo passaggio, secondo me ci ha perso rispetto ad avere le spalle parate quando sei dentro una redazione perché viceversa, quando sei dentro una redazione in parte sei meno libero perché dipendi da un caporedattore, Emilio Fede da un attestato, Michele Santoro ma Emilio Fede non stiamo parlando di giornalisti di giornalisti, non è che dipendere da una redazione o da un ente o una trasmissione o una cosa istituzionale o big business sia una garanzia di imparzialità o cosa nessuno lo dice che sia garanzia anche lì te lo devi guadagnare l'imparzialità e l'affidabilità però banalmente hai dei costi che non hai ad andare da solo banalmente ad esempio le immagini che uno mette negli articoli devi pagare qualcuni diritti per pubblicarle nel momento in cui hai una redazione ovviamente c'è una struttura di costi diversa sì, ma non capisco le due cose come stanno insieme e nel momento in cui ogni settimana tu devi far uscire i tuoi contenuti su un pubblico che è molto verticale io vedo che ci sono certe persone certi giornalisti, faccio l'esempio di Greenwald che è quello che forse seguo di più che cercano troppo un po' di calcare la mano e di andare poi a far polarizzare il discorso per creare sensazionalizzare molte cose per cercare di aiutare ma quello che credo che sia è vero, sono assolutamente d'accordo con te, ma non credo che questo dipenda dalla indipendenza o meno perché vediamo esattamente lo stesso tipo di comportamenti a tutti, tutti i simili livelli anche noi abbiamo fatto la puntata col titolo "De Santo si spoglie in direzione" il pisello del pedofilo anche perché poi alla fine dobbiamo trovare una soluzione, perché il modello di oggi leggi l'articolo di The Atlantic successivo ha dei rischi non indifferenti, oltre a quello dell'impoverimento del panorama informativo e della massificazione e dei grandi conglomerati questo articolo "La democrazia muore dietro ai paywall" solleva degli interrogativi molto interessanti qual è il tema di questo articolo? Allora il tema è che l'informazione in qualche modo di qualità si sta chiudendo dietro dei paywall e quindi soltanto chi avrà il denaro da investire per poter accedere a un certo tipo di cultura e di informazione potrà dirsi realmente informato e quindi si creerà una disparità molto importante sulla qualità dell'informazione tra chi può permettersela e chi invece gratuitamente potrà accedere soltanto di fatto a spazzatura Sì, cioè i contenuti fuori dal paywall sono quelli spazzatura, sono quelli quindi che utilizzano i temi pericolosi che diceva Michele, la polarizzazione l'incitamento per attirare persone perché devono fare numeri perché devono vendere advertisement perché perché perché mentre quelli di qualità quelli di penne autorevoli che ovviamente tirano a contributi diversi che attirano e che possono permettersi di chiedere del denaro e essere chiusi dietro un paywall, non sono alla disposizione delle masse e visto che la democrazia consiste nel far votare le masse, avere il 10% della popolazione ricca e ben informata e il 90% invece in mano a infowars o robe del genere può essere piuttosto pericoloso Sì, poi non che nella storia anche lì ci siano stati dei momenti non c'erano i paywall però banalmente c'era da comprare il giornale o peggio ancora c'è stato il momento in cui magari le persone non sapevano neanche leggerlo il giornale e quindi era veramente complicato Per carità però non è che possiamo andare verso un peggioramento, cerchiamo di sollevare l'umanità verso un miglioramento il giornale aveva una caratteristica dice l'articolo, riporto fedelmente aveva un rapporto, dicono degli studi, di 1 a 15 persone che compra il giornale e persone che leggono l'articolo, perché tu il giornale lo compri poi lo lasci sulla sedia dell'autobus perché hai finito di leggerlo, lo prende il tizio successivo che lo lascia sul tavolo del bar eccetera eccetera, oppure lo compra al barista, lo mette lì e lo leggono 50 persone durante la giornata dentro al bar questo l'articolo dietro al paywall lo paga uno che se lo può permettere e lo legge solo lui e rimane lì Sì, c'è anche da dire che è giusto, è giusta la critica è giusta la provocazione ma bisogna anche decidere quale deve essere un modello di sano giornalismo che deve comunque aver bisogno di una contribuzione perché abbiamo tanto lottato giustamente contro la mercificazione del modello pubblicitario che punta la massa e abbiamo detto che un rapporto sano più diretto con l'editore è qualcosa di migliore abbiamo cercato di spingere questo modello ne stiamo vedendo i limiti non ho una risposta dove sinceramente posso immaginare un professionismo che crea qualità ma che al contempo non deve cercare un profitto almeno diretto con il proprio pubblico Il telepass Giulio, il telepass se io leggo cento articoli io leggo un milione di articoli all'anno e voglio spendere 500 euro all'anno in informazione non voglio spenderli tutti per un abbonamento al New York Times uno a Repubblica e uno che ne so al Posto, alla Gazzetta dello Sport voglio leggere un miliardo di cose e voglio siccome non leggo tutti gli articoli che pubblica il Post, tutti gli articoli alla Gazzetta dello Sport e tutti gli articoli alla Repubblica penso che sia giusto che i miei 500 euro all'anno si vegano distribuiti equamente e democraticamente in base a cosa leggo di più questo provocherà una meritocrazia Come risolve il problema del clickbait? è la mia domanda è molto semplice dopo che è stato attirato l'attenzione no no Giulio, reputazione quando io quando io sono andato tre volte su Repubblica e ogni volta ho pagato 30 centesimi per leggere ogni articolo perché ero stato attirato da un articolo molto clickbait e per tre volte di fila il titolo poi portava un articolo molto povero dietro la quarta volta che leggo il titolo clickbait di Repubblica e non ci vado più perché so già che dietro quei titoli lì c'è della fuffa quando invece leggo di articoli sul post che hanno un titolo serio e dietro al titolo serio c'è un articolo serio e beh, quando compare l'ennesima notizia e il mio aggregatore mi fa vedere, no, la stessa notizia da Repubblica, dal Corriere, dal Post da Pincopallo eccetera e io scelgo il post e lo premio e so che lui mi premia con un contenuto valido e io lo premio con i miei 30 centesimi ad articolo. Se in una giornata leggo 10 articoli ho pagato 3 euro, cioè come aver comprato due quotidiani alla fine dell'anno la spesa è equamente ripartita in mezzo a quelli che hanno meritato di attirare la mia attenzione più volte e non quelli che mi hanno fregato tre volte funzionerebbe, funzionerebbe come? è che oggi devi passare sopra dovresti resettare e passare sopra come uno schiaccia al sassi a delle strutture enormi, delle rendite di posizione dei meccanismi inveterati che oggi sono rigidi e che stanno morendo perché stanno morendo da una parte stanno morendo economicamente dall'altra stanno morendo dal punto di vista dell'impoverimento della notizia e della cultura dei nostri popoli quello è inesottabile il mio punto di vista su questo sono assolutamente d'accordo con te come utente che può considerarsi un minimo capace di discernere la qualità non mi vengono in mente i soldi a consumo che nel tempo hanno in qualche modo funzionato sul lungo, dalla musica ai film a tante altre cose e temo che anche questo possa creare un'elite di persone che sanno spendere bene il proprio denaro e quelle che ne sanno spendere meno bene però sicuramente il tema andrebbe sicuramente approfondito è possibile, è certamente possibile uh come abbiamo fatto tardi abbiamo qualche cosa ancora di ultra pressante e ultra interessante a parte il robot di Boston Dynamics che oramai va oltre che fa yoga ha bisogno di rilassarsi anche lui fino ad oggi i robot di Boston Dynamics dovevano essere più umani possibile in modo da fare le stesse cose che riesce a fare un essere umano dovevano fare la guerra, si fanno le canne adesso in fondo è una roba più o meno del genere ne hanno montato uno con le articolazioni a 360 gradi per cui oltre a fare tutto quello che può fare un uomo le corse e ostacoli, gli anelli, le parallele e robe del genere fa anche delle cose che un essere umano non può fare, neanche il contorsionista più snodato dell'universo guardatevi quel video io sono convinto che l'antropomorfismo dei robot è più una trovata di marketing, non ci vedo grandi ragioni per cui un robot debba avere una forma umana umana no, ma umanoide? neanche umanoide il termine è più simile ok, mi manca il termine hai due braccia e due gambe e un torso mi spiego con il concetto sicuramente c'è una parola o più parole che derivano dal greco che lo esprimono in questo momento, non mi viene in mente la natura è un meccanismo è un meccanismo è un algoritmo di ordinamento e di selezione meraviglioso anche con la presa larga ci arrivo velocissimamente e utilizzando il tempo come risorsa molto abbondante mette a punto delle strategie meravigliose per risolvere dei problemi uno di questi problemi è muoversi nel mondo dell'universo e quindi ha messo a punto delle strutture che sono i corpi degli animali fondamentalmente in grado di fare delle cose che i robot abituali o i mezzi meccanici abituali non sono in grado di fare, l'esempio classico dove il robot cingolato o il carro armato non riesce a passare il robot a forma di cane, come che si chiama lo spot, quello di Boston Dynamics ci riesce benissimo, immaginati di camminare in un bosco accidentato dove ci sono dei salti, dei gradini poi c'è del terreno molle, del terreno duro eccetera, il robot cingolato tipo numero 5, visto che ne abbiamo parlato la settimana scorsa di numero 5 si ribalta, non ci arriva il robot che è ispirato all'essere vivente ci arriva perché utilizza gli stessi strumenti che sono le gambe, le zampe il senso dell'equilibrio e robe del genere per risolvere gli stessi problemi per cui quello si poi assomigliare alla casalinga di Voghere, fare un robot che sembri la domestica dei film di Hollywood con il vestitiero nero e la cosina di pizzo bianco non è assolutamente necessario sono assolutamente d'accordo con te va benissimo anche la domestica cingolata ci manca però ecco Dici prendere il meglio dell'evoluzione non è sbagliato? Esiste, sì, il termine che dice "simile a un organismo vivente" adesso come dire, è come lo skeuomorfismo ma è il biomorfismo il biomorfismo potrebbe essere il biomorfismo è un sistema di modellizzazione che consente di creare elementi di design artistico sulla base di modelli o forme presenti in natura che ricordano gli organismi viventi ci può stare, anche qui il liceo classico ci dà una mano, è una botta ragazzi è tardissimo Gingili del giorno Signore e signori i Gingili del giorno Gingili del giorno le voci dei digitaliani selezionano una fine trasmissione per voi hardware, software, letteratura, vi omaggiano di un consiglio, vi parlano di qualcosa che abbia colpito la loro curiosità, stravolta la loro esistenza o qualsiasi sfumatura nel mezzo vediamo un momentino, Michele comincia tu stupiscici guarda, non è esattamente questa la settimana, però magari vi faccio perdere un po' di tempo con whentaken. om quandopresa. om è un giochino che vi propone una serie di, se non sbaglio, 5-6 foto e vi chiede di datarle metterci un anno e posizionarle sul globo terraqueo quindi fondamentalmente provare a indovinare quando e dove sono state scattate queste fotografie alla fine si arriva a un punteggio sulla base della precisione e basta poi vi potete burlare con i vostri amici che siete bravissimi a questo a questo gioco, ovviamente gratuito whentaken. om che caruccio, bello Giulius Artiro il caruccio è il commento dell'amico che non ti vuole offendere adesso io la dico ma vabbè, che caruccio io non mi faccio mai problemi a offendere Michele so che Michele ha la scorza dura e risponde con la picca per cui non mi faccio dei problemi lui lo sa Artiro, allora è un'applicazione, oggi è il giorno della terra e quindi un'applicazione per i nostri amici che sono attenti all'ambiente che fa gamification delle buone pratiche da seguire la cosa carina è sia come è stata disegnata veramente ben strutturata ma soprattutto che mette insieme una community di persone che vogliono in qualche modo migliorare il proprio stile di vita in maniera concreta misurando azioni anche collettive che possono ridurre determinati tipi di impatti quindi è interessante il fatto che ci sono delle sfide diverse per paese puoi fare determinate sfide sia sul tuo stile di vita personale che accedendo magari a supporto, consigliando gli altri, si crea uno scambio devo dire, di utenti molto competenti e quindi crea un gioco nel diventare cittadini del pianeta migliori, molto carina, divertente un giochino però molto interessante, Earth Hero, gratuita su tutte le piattaforme. Oggi è la settimana dei gingilli giochini e visto che la settimana scorsa abbiamo parlato di Fallout diffusamente sia della serie tv, sia dei giochi sia quelli più vecchi, sia quelli più moderni, se volete giocare al primo capitolo di Fallout il buon Fabrizio Bianchio o qualcun altro, qualcuno che mi perdonerà assolutamente per questa mancanza e per questa dimenticanza sul nostro Slack digitalia. m/slack dove chiacchieriamo tutta la settimana, ci ha segnalato che si può giocare a Fallout nel browser, quindi con qualsiasi sistema, comodamente collegandosi a questo link che vi mettiamo. Stefano Solla grazie Stefano Solla, perdonami ancora. Questo playclassic. ames dove ci sono una serie di chicche cui ad esempio mi presenta Doom Civilization e Where in the USA is Carmen Sandiego anche se io mi ricordavo a Where in the World is Carmen Sandiego ma questo probabilmente è uno spin-off o un'altra puntata. Vabbè insomma beccatevi Fallout, andatevelo a giocare serve un po' di pazienza perché le meccaniche e i meccanismi sono quelli dei giochi degli anni '90, per cui non è la roba iper frenetica di oggi, però può essere un bel tuffo down the memory lane per chi c'è stato, oppure un tuffo nel passato per capire come si videogiacava a quei tempi per tutti gli altri E dove li trovate tutti i link? Lo sapete che c'è una pagina dedicata per ogni puntata di Digitalia, prendete il numero e mettetelo a fianco al nostro dominio, digitalia. m /721 appunto per la puntata in corso, lì ci trovate tutti i link agli articoli di cui abbiamo parlato durante la puntata, e ringraziamenti ai produttori esecutivi ovviamente la trascrizione della puntata completamente ricercabile, per cui c'è una casella in alto a destra di ricerca che cerca anche nelle trascrizioni delle puntate, per cui quando è che hanno parlato dei videochip intelligenza artificiali in Sala Moya, lo mettete nella casella di ricerca e dovrebbe trovarvelo se l'LM di turno ha trascritto la puntata nella maniera corretta e ovviamente i link a tutti i gingilli del giorno, compresa la Gingillopedia che è il gingillo dei gingilli è il nostro Antonio Trois che ha realizzato un database automatico efficientissimo, di tutti i gingilli della storia di Digitalia, per cui lì li trovate se cercate, andate su digitalia. m/gingillopedia trovate un motore di ricerca per i gingilli di Digitalia oltre a queste le raccomandazioni finali, oggi non finiamo più, ma sono semplicemente quelle delle orecchiette fresche, portate le vostre amiche e i vostri amici su Digitalia fate un favore a loro, fate un favore a Digitalia e noi cerchiamo di farvi fare bella figura, anche gli amici non conosciuti, quelli sui social, quelli sugli ambienti, nelle app di podcast dove si lanciano le recensioni e robe del genere è tutto, fa brodo, è tutto, è utile ok, per questa, 721 è tutto, dall'emistudio riguria 1 di Sanremo un saluto da Franco Solerio dallo studio di Milano, un ciao da Michele Di Maio e un ciao anche dai Castelli Romani, da Giulio Cupini ci sentiamo la settimana prossima con una nuova puntata di Digitalia.

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